Tra gli indubbi meriti da ascrivere a questa Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla pandemia, che si sta svolgendo al Senato brasiliano, vi è quello di avere portato a galla i vari schemi di corruzione, attualmente tre (Covaxin, AstraZeneca, Convidecia), che, nel pieno della diffusione del Covid-19 in Brasile, funzionavano a pieno vapore presso il Ministero della Salute con riferimento all’acquisto dei possibili vaccini da somministrare alla popolazione. 

Un autentico mercato delle vacche, popolato da oscuri faccendieri e figliocci di politici, i quali, mentre il popolo soffocava, in casa o in un letto di terapia intensiva, “lavoravano” alacremente per riempirsi le tasche. Ciò che emerge da alcuni messaggi divulgati nelle ultime settimane sulla stampa brasiliana è un’armata delle tenebre da far impallidire i più cinici personaggi di Charles Dickens. 

Civili e militari lanciati in un assalto alla diligenza, a danno della popolazione, probabilmente senza precedenti nella storia di questo povero Paese, cui si aggiungevano improvvisati affaristi senza nessuna credibilità dal punto di vista sanitario, i quali, tuttavia, riuscivano ad arrivare fino al numero 2 del Ministero della Salute, il Colonnello della riserva dell’Esercito Antônio Elcio Franco, mentre la Pfizer, che il vaccino lo avrebbe venduto ad un prezzo ben più vantaggioso, inviava più di cento email a vuoto, facendo anticamera per ore, senza che i suoi rappresentanti fossero ricevuti da chicchessia di questo governo. 

Peraltro, alla luce dei tre schemi di corruzione menzionati, appare anche più comprensibile il netto rifiuto opposto da Bolsonaro al vaccino della Pfizer, che avrebbe trasformato, secondo il Presidente, i brasiliani in jacaré (rettile brasiliano che appartiene alla famiglia degli Alligatoridae), ribadito, in termini meno idioti ma non meno gravi, dall’allora Ministro della Salute, Eduardo Pazuello, quando definì leonine le condizioni di acquisto del vaccino proposte dalla Pfizer

All’epoca, in molti avevamo avanzato suggestive e forbite analisi concernenti l’antimodernità e oscurantismo di Bolsonaro e alleati, commettendo un evidente errore di sopravvalutazione. Non che antimodernità e oscurantismo non costituiscano due piloni fondamentali dell’attuale governo brasiliano, tuttavia, la realtà era ben più prosaica e miserabile

In questo senso i lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta si stanno rivelando preziosissimi. Il punto non erano i vaccini in quanto tali, bensì quello della Pfizer, che, ove comprato in dosi massicce, avrebbe rischiato di far saltare tutti gli altri schemi di acquisto di vaccini e arricchimento personale, che nel mercato delle vacche montato al Ministero della Salute stava avendo luogo. 

Più ancora, il nodo della questione era l’acquisto di vaccini direttamente dal fabbricante, la qual cosa, vista l’assenza di qualsiasi intermediario, avrebbe vanificato i complessi piani di corruzione previsti da funzionari e militari corrotti del dicastero della Salute, a salire fino a membri dell’attuale Governo, del Congresso e chissà, saranno le eventuali indagini a chiarirlo, fino allo stesso Presidente della Repubblica.

Personalmente, nutro qualche perplessità a rispetto, vedendo Bolsonaro più come un “collaboratore esterno” che non come il pivot di questa rete di tangenti, che, considerando la presenza di società offshore in paradisi fiscali, appare davvero troppo complicata per chi, come Bolsonaro, è abituato a “fare la cresta” allo stipendio dei propri collaboratori per poi reinvestire tale denaro negli affari delle milizie paramilitari, che infestano le favelas di Rio de Janeiro.

La morte dei propri concittadini come grande affare per arricchirsi passava dalle mani di più persone, sebbene il nome che più spesso ritorna è quello di Ricardo Barros, plenipotenziario del Governo alla Camera e uno dei leader del cosiddetto Centrão, schieramento formato da più partiti di piccole dimensioni, che attualmente sta rappresentando il principale argine a difesa di Bolsonaro dal pericolo di vedersi ritirato dall’incarico prima del tempo previa procedura di impeachment

Ricardo Barros fu Ministro della Sanità dal 12 maggio del 2016 al primo di aprile del 2018, all’epoca del Governo di Michel Temer, pertanto conosce perfettamente i meccanismi di funzionamento del suddetto ministero, oltre ad avervi piazzato, in posti chiave, uomini di sua fiducia. Schemi e manovre, che sono stati fatti saltare da uno sconosciuto funzionario del Ministero della Salute, Luis Ricardo Miranda, fratello di Luis Claudio Miranda, ex-deputato di area bolsonarista, i quali nelle scorse settimane sono stati sentiti all’interno della Commissione Parlamentare di Inchiesta, smascherando, con documenti alla mano, uno di questi schemi di corruzione, quello riguardante il vaccino indiano Covaxin

Vaccino destinato ad essere comprato, senza avere ottenuto l’avallo dell’Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria, la Anvisa, per mezzo di bonifico bancario destinato ad un’impresa terza, la Madison Biotech, in un paradiso fiscale, e non alla Precisa Medicamentos, che aveva fabbricato il vaccino. Una storia dai contorni ancora oggi in parte oscuri, ma che, per esplicita ammissione dello stesso Bolsonaro, risaliva direttamente a Ricardo Barros

A questo punto, immagino che nella testa di ognuno di voi lettori di questo blog sorga la domanda: come per esplicita ammissione dello stesso Presidente? Eh sì, perché, nel momento in cui i due fratelli Miranda si accorgevano dell’inghippo, chiamiamolo così, uno di loro, il deputato ex-bolsonarista Luis Claudio Miranda, pensava di chiamare direttamente la Presidenza della Repubblica per farsi ricevere da Bolsonaro e chiedergli spiegazioni

Posto davanti al problema, come dichiarato da Miranda davanti ai senatori della Commissione Parlamentare di Inchiesta, la risposta di Bolsonaro sarebbe stata: “Questa è cosa di Ricardo Barros”, garantendo che, vista la gravità della questione, avrebbe immediatamente attivato la Polizia Federale al fine di accertare ogni responsabilità. 

Uno stato di cose, che non fa dormire sogni tranquilli a Bolsonaro per due motivi: primo, perché la Polizia Federale non fu mai attivata e secondo, perché, attraverso quella risposta, il Presidente in cerca d’autore di questa nostra storia miserabile avrebbe, in buona sostanza, confermato di essere a conoscenza del fatto che qualcosa di sordido stava avvenendo al Ministero della Sanità con riferimento all’acquisto dei vaccini contro il Covid-19. 

A riprova di questa tesi vi è il silenzio di Bolsonaro riguardo alle parole dei fratelli Miranda; un silenzio, viene da pensare, motivato dalla paura del Presidente che il deputato suo ex-alleato possa avere registrato la conversazione. In questo caso, qualora Bolsonaro negasse pubblicamente di avere detto che l’acquisto del Covaxin era cosa di Ricardo Barros, Miranda potrebbe pubblicare la registrazione del dialogo, mettendo Bolsonaro sulla graticola di una possibile procedura di impeachment

Parimenti, va anche detto che, qualora fosse accertato che il Presidente era a conoscenza dello schema di corruzione attivo al Ministero della Salute e che, nonostante questo, non abbia preso alcuna decisione concreta atta a combatterlo, incorrerebbe comunque nel reato di prevaricação, contemplato dall’articolo 319 del Codice Penale brasiliano, che prevede una pena fino ad un anno per quei funzionari pubblici, i quali non svolgano, complichino o ritardino, in maniera volontaria, tutti quegli atti, che rappresentano obbligazioni nell’esercizio del proprio incarico. 

Il contratto nell’occhio del ciclone ammonterebbe a 1,6 miliardi di reais e sarebbe stato firmato dal Ministero della Salute per l’acquisto di dosi del vaccino Covaxin tramite la Precisa Medicamentos, come già visto. Tra le tante cose gravi all’interno del mancato acquisto del Covaxin vi è il fatto che i fratelli Miranda avvisarono Bolsonaro a marzo, mentre la sospensione del contratto da parte del Ministero della Salute è avvenuta soltanto il 29 giugno di questo anno, di fatto, a seguito dell’esplosione dello scandalo, che reca la data del 18 giugno. 

Vaccino, che, ricordiamolo, non aveva ancora ottenuto il placet della Anvisa e veniva a costare 15 dollari a dose contro i 10 del vaccino della Pfizer, ritenuto caro dall’ex Ministro della Salute Eduardo Pazuello. Da ultimo ma non per ultimo, come ricordato dal sito Poder360, Ricardo Barros fu anche colui che presentò un emendamento al decreto legge 1048/2021, attraverso il quale la Anvisa veniva autorizzata a liberare l’uso di immunizzanti, che fossero già stati approvati in India. Chissà cosa sarebbe successo, viene da domandarsi, con riferimento all’acquisto del Covaxin, in assenza della Commissione Parlamentare di Inchiesta e della conseguente deposizione-denuncia fatta dai fratelli Miranda.  

Il nome di Ricardo Barros ritorna anche con riferimento agli altri due schemi di corruzione posti in essere al Ministero della Salute: quello riferito all’acquisto di dosi del vaccino AstraZeneca e un altro riguardante il vaccino Convidecia, fabbricato dal laboratorio cinese CanSino. In ossequio all’espressione brasiliana, secondo cui “não há nada tão ruim que não possa piorar” (letteralmente: niente è così pessimo che non possa peggiorare), questa storia delle dosi di vaccino della AstraZeneca appare ancora più sordida della precedente. 

I suoi personaggi appartengono al campionario di quei malandros, che da sempre popolano la letteratura brasiliana e più in generale l’immaginario di questo Paese. A partire da un oscuro rappresentante di una altrettanto oscura impresa venditrice di vaccini, Luiz Paulo Dominghetti Pereira, il quale irrompe in questa storia mediante un’intervista al giornale Folha de São Paulo, in cui dichiara di avere ricevuto, da parte di un funzionario del Ministero della Salute, la richiesta di una tangente di un dollaro a vaccino per poter chiudere il contratto col ministero. 

Dominghetti, che si presenta come rappresentante della Davati Medical Supply, ha dichiarato, tanto nell’intervista come davanti alla Commissione Parlamentare di Inchiesta, di avere ricevuto tale richiesta di tangente da parte del Direttore della Logistica presso il Ministero della Salute, Roberto Ferreira Dias, nel corso di una cena, che sarebbe avvenuta al ristorante Vasto, all’interno di un centro commerciale di Brasilia, il giorno 25 febbraio

Repetita iuvant: mentre i brasiliani morivano come mosche per mancanza di ossigeno o, come nel caso di Manaus, si riversavano in strada disperati, chiedendo aiuto sulle reti sociali, perché gli ospedali della città erano rimasti senza respiratori, ecco – nel mezzo di questo infernoin un ristorante di Brasilia funzionari del Ministero della Salute, civili e militari, e un oscuro faccendiere si incontravano per decidere la tangente da applicare a un lotto di vaccini della AstraZeneca, in tal modo, ritardandone ulteriormente la somministrazione alla popolazione. 

Ma andiamo avanti. Qualcuno, di nuovo, potrebbe chiedere a questa altezza della nostra storia miserabile: che cosa a che fare il deputato Ricardo Barros con questa faccenda dei vaccini AstraZeneca? Il plenipotenziario di Bolsonaro alla Camera e autentica eminenza grigia al Ministero della Salute entra in questa storia, perché era stato lui, all’inizio del 2019 – quindi dopo avere lasciato l’incarico di ministro – a indicare Dias per l’incarico di Direttore della Logistica al ministero

Nomina ratificata il giorno 8 gennaio dall’allora Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta. Una serie di legami, che fanno sorgere il dubbio su chi fosse il reale beneficiario della tangente di un dollaro: Dias, Barros, entrambi? Nella giornata di mercoledì 7 giugno l’ex-Direttore della Logistica del Ministero della Salute ha testimoniato, davanti alla Commissione Parlamentare di Inchiesta, tra frasi a mezza bocca, reticenze sparse e palesi falsità, che gli sono costate una prigione in flagrante, dichiarata dal Presidente della Commissione, il senatore Omar Aziz. 

Nella notte di mercoledì, a seguito del pagamento di una cauzione di 1.100,00 reais, Dias è stato rilasciato. Da parte sua l’ex-responsabile della logistica al dicastero della Salute, oltre ad avere negato l’indicazione da parte di Barros, ha dichiarato di avere incontrato casualmente, nel ristorante Vasto, Dominghetti e gli altri partecipanti a quella famosa cena e che non avrebbe chiesto alcuna tangente, al contrario di quanto dichiarato da Dominghetti. 

Le menzogne di Dias, tuttavia, hanno avuto vita breve, essendo stato, il cellulare di Dominghetti, periziato su richiesta della stessa Commissione Parlamentare di Inchiesta ed essendo, in tal modo, resi disponibili, per i senatori, i messaggi, che vincolano Dias allo schema di corruzione legato all’acquisto delle dosi di vaccino della AstraZeneca

Parimenti, anche in questa sordida storia restano diversi punti oscuri, a cominciare dalla stessa Davati, la quale, per il tramite del suo intermediario in Brasile, che non era Dominghetti, bensì un amico di quest’ultimo, Cristiano Alberto Hossri Carvalho, negoziò i 400 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca incriminate col Ministero della Salute al costo di 3,5 dollari a dose (cifra poi schizzata a 15,5). 

Da dove venivano tali dosi, se, come dichiarato dalla stessa AstraZeneca il giorno 30 giugno al sito giornalistico Poder 360, questa non ha intermediari in Brasile, né vende i suoi prodotti al settore privato? Le vendite della AstraZeneca in Brasile sono legate a specifici accordi stipulati con la Fondazione Oswaldo Cruz o col governo brasiliano. 

Riassumendo: Carvalho, vero rappresentante della Davati in Brasile, per motivi sconosciuti, avrebbe ceduto il proprio incarico presso l’azienda a Dominghetti, un poliziotto militare teoricamente ancora in attività, il quale, “a tempo perso”, partecipava agli schemi di corruzione organizzati al Ministero della Salute nel periodo più drammatico della pandemia. 

L’altro corno del problema in tutta questa vicenda è rappresentato dallo stesso Ministero della Salute e non solo per la richiesta di mazzetta avanzata dal suo ex-Direttore della Logistica, ammesso e non concesso che il reale beneficiario della stessa fosse quest’ultimo. Ciò che lascia sconcertati è come faccendieri senza arte, né parte, quali Dominghetti, potessero ricevere udienza da parte delle alte sfere del ministero, a partire, come detto, dal numero 2: il colonnello della riserva dell’esercito Antônio Elcio Franco, che, non a caso, sarà di nuovo chiamato a deporre davanti alla Commissione Parlamentare di Inchiesta per spiegare come fosse possibile che contratti fraudolenti e vaccini senza approvazione avessero libera circolazione all’interno del Ministero della Salute. 

Elcio Franco, che, assieme a Ricardo Barros, rappresenta una delle cuspidi di questa intricatissima storia, che sembra poter arrivare fino al cuore del governo e coinvolgere il Presidente Bolsonaro, che, nella prospettiva più rosea, sarebbe reo di avere appaltato il proprio Esecutivo ai maneggi del Centrão, compresi quelli legati all’acquisto dei vaccini contro il Covid-19.

Ancora, repetita iuvant: mentre la Pfizer non riceveva alcuna risposta per vendere il suo vaccino in Brasile, “mancandole” l’intermediario per mezzo del quale articolare il giro di tangenti di cui sopra, i principali dirigenti del Ministero della Salute si mettevano a disposizione di oscuri faccendieri di altrettanto oscure imprese straniere (dosi AstraZeneca) o lasciavano passare sotto il proprio naso contratti fraudolenti con bonifici milionari destinati a imprese di facciata in paradisi fiscali (Covaxin). 

Per quanto concerne la Davati, infine, lo scenario potrebbe addirittura essere più grave, a causa del peso internazionale del quadro accusatorio, non essendo chiara la provenienza di questi 400 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca, che hanno l’apparenza di essere state rastrellate in una sorta di deep market dei vaccini anti-Covid. 

Il terzo schema sordido, che, di nuovo, chiama in causa il leader del Governo alla Camera, Ricardo Barros, riguarda le negoziazioni per l’acquisto del vaccino Convidecia, fabbricato dalla cinese CanSino, da parte del Ministero della Salute. Come riportato il 30 giugno di questo anno dalla Folha de São Paulo, l’acquisto di questo vaccino avvenne per il tramite di un’impresa di Maringá, città dello Stato brasiliano del Paraná e del tutto “casualmente” feudo elettorale dello stesso Barros. 

Stando al pre-contratto, firmato dal Ministero della Salute nel mese di giugno, il costo per ogni dose ammontava a 17 dollari, essendo pertanto maggiore tanto rispetto alla vecchia proposta, rifiutata, della Pfizer, come pure di quella, viziata dalla tangente, riguardante le dosi di vaccino della AstraZeneca

L’immarcescibile deputato Barros, che deporrà davanti alla Commissione Parlamentare di Inchiesta il prossimo 20 luglio, sulle sue reti sociali parla di un complotto ordito nei suoi confronti. Premesso che ognuno è innocente fino a prova contraria, appare quantomeno curioso che ogni filo tirato in questa vicenda dei vaccini finisca per condurre sempre al nome di Ricardo Barros

Chi fece da intermediario per l’acquisto della Convidecia era un’impresa di Maringá e fin qui potremmo anche accettare la tesi della coincidenza. Tesi, che comincia a traballare, volendo essere indulgenti, allorché si scopre che il rappresentante legale di questo vaccino in Brasile era Flávio Pansieri, avvocato di Barros

L’impresa brasiliana Belcher Farmacêutica, avente sede a Maringá, feudo elettorale di Barros, svolse funzione di rappresentante in Brasile del laboratorio cinese CanSino Biologics, fabbricante del Convidecia, cui va aggiunto che l’avvocato di Barros, Pansieri, oltre ad essere il rappresentante legale di questo vaccino in Brasile, partecipò alla riunione svoltasi con la Anvisa (Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria) il giorno 30 aprile di quest’anno.

Stando a quanto riportato sul sito della stessa Anvisa, tale riunione avveniva “al fine di prendere decisioni con riferimento allo sviluppo del vaccino dello IVB (Instituto Vital Brazil) & Belcher & CanSinoBio, che sarebbe stato sottoposto all’approvazione, per uso emergenziale, da parte dell’Anvisa”. 

Come già detto, il giorno 4 giugno, il Ministero della Salute firmò una sorta di pre-contratto con riferimento all’acquisto del vaccino cinese Convidecia per 60 milioni di dosi al prezzo di 17 dollari a dose, non proprio un affare, alla luce soprattutto dell’antica proposta della Pfizer

Questo pre-contratto, ufficialmente a seguito dei rilievi avanzati dalla Anvisa, venne poi cancellato e la stessa Belcher Farmacêutica, secondo la nota riportata dal Ministero della Salute e pubblicata dal giornale Folha de São Paulo, non sarebbe più la rappresentante della CanSino in Brasile

In altre parole, appena divenuto di pubblico dominio l’affare collegato al vaccino Convidecia, è saltato tutto. Di qui il dubbio: è saltato tutto per i rilievi della Anvisa o perché si stava realizzando un altro acquisto fraudolento di un vaccino, che ancora una volta non aveva i requisiti minimi per essere comprato? Questo è ciò che i senatori della Commissione Parlamentare di Inchiesta tenteranno di scoprire nelle prossime settimane. 

Anche con riferimento al mancato acquisto del vaccino prodotto dalla CanSino, alle ombre presenti se ne aggiungono altre, che riconducono al nome di Roberto Ferreira Dias. Questi, il cui padrino politico è Ricardo Barros, nel corso del 2020 era stato indicato addirittura come possibile Direttore dell’Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria (Anvisa). La candidatura venne formalmente ritirata, su richiesta presentata dal Presidente Bolsonaro al Senato, il giorno 27 ottobre 2020 a seguito della divulgazione di informazioni, che legavano Dias a presunte irregolarità avvenute al Ministero della Salute. 

Alla luce dei tre schemi di corruzione presentati in questo articolo, sarebbe doveroso, da parte della Commissione Parlamentare di Inchiesta, appurare da chi partì la candidatura di Dias come possibile Direttore della Anvisa, come pure la richiesta a Bolsonaro di ritirare tale indicazione.

Ciò che sembra affiorare da tutta questa vicenda è che, con ogni probabilità, Dias alla direzione della Anvisa avrebbe svolto la funzione di passacarte di Barros (e probabilmente di altri membri del Governo coinvolti in questo lucroso affare dei vaccini), spingendo per l’approvazione dei due vaccini, Covaxin e Convidecia, direttamente riconducibili al nome del deputato bolsonarista.

Quale scenario, ancora più devastante di quello che già stiamo vivendo, si sarebbe prodotto in Brasile, qualora la Anvisa, una volta posta sotto la direzione di Dias, avesse approvato due vaccini come il Covaxin e il Convidecia, che non posseggono i requisiti minimi richiesti per la somministrazione alla popolazione? 

Covaxin, Convidecia e Roberto Ferreira Dias, ex-Direttore della Logistica presso il Ministero della Salute, tutte strade, che conducono ad un medesimo punto di arrivo: Ricardo Barros. Forse qualche elemento in più emergerà il 20 luglio, data prevista per l’audizione di Barros alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla pandemia. 

Sono ancora moltissime le domande senza risposta in tutto questo vergognoso carnevale dei vaccini, dove ognuno pensava ad arraffare la sua libbra di carne, mentre i brasiliani morivano letteralmente soffocati, giravano video disperati da pubblicare sulle reti sociali, implorando che qualcuno inviasse loro respiratori, o venivano intubati, da coscienti e legati a un letto di ospedale per mancanza di sedativi

Non accertare le responsabilità di quanto accaduto in questo Paese, dall’inizio della pandemia sino ad oggi, tradurrebbe in uno stato di fatto l’affermazione pronunciata da Trasimaco ne La Repubblica di Platone, secondo cui la giustizia altro non è se non l’utile del più forte. Oggi, sabato 10 luglio 2021, mentre scrivo, sono più di 530.000. Vite sparite e migliaia di famiglie, che hanno lasciato il posto a migliaia di orfani.