Chi conosce, anche solo minimamente, la geografia criminale di Rio de Janeiro, sa che negli ultimi anni questa è venuta modificandosi in maniera sensibile mediante l’affermazione di nuovi attori. Fino ai primi anni del 2000, chi dominava, in maniera quasi incontrastata, i morros carioca era il Comando Vermelho, la facção più antica dell’intera America Latina con i suoi quarantadue anni di attività criminale. 

Da allora, tuttavia, molta acqua è passata sotto i ponti della cidade maravilhosa e a vecchie figure, arrestate o uccise, se ne sono sostituite di nuove, che, presto o tardi, saranno anch’esse arrestate o giustiziate da qualche altro rivale, smanioso di assumere un potere sempre troppo labile per restare molto tempo nelle mani di un’unica persona o anche solo di un’unica organizzazione. 

Una dinamica di questo tipo è alla base della lenta erosione del potere esercitato dal Comando Vermelho nelle favelas di Rio, cui ha fatto riscontro l’emergere di altre organizzazioni, dal Terceiro Comando Puro al Primeiro Comando da Capital, ma, più di tutto, le milizie paramilitari. Come è opinione diffusa tra gli studiosi, a cominciare dai lavori di Bruno Paes Manso, le milizie sono oggi la più consistente minaccia criminale che incombe sul Brasile. 

Questo perché, al contrario delle altre organizzazioni malavitose, le milizie non hanno alcuna pretesa di porsi come alternative al potere dello Stato, preferendo esserne una sorta di surrogato criminale, in tutte quelle regioni di Rio de Janeiro, dove lo Stato da sempre è assente.

Il pericolo maggiore, rappresentato oggi dalle milizie paramilitari, è legato al fatto di essere un tipo di organizzazione con addentellati profondi (e in parte sconosciuti) con la politica, locale e nazionale, e le forze di pubblica sicurezza. 

A quanto osservato va aggiunto che, al contrario delle fazioni criminali classiche, il potere delle milizie non è direttamente legato alle comunità, su cui questo si esercita. In maniera assai simile a ciò che avviene in Messico con i Los Zetas (anche in quel caso elementi della forza pubblica passati dall’altro lato della barricata), le milizie, in virtù delle relazioni con la politica e con le forze di polizia, non hanno bisogno di stabilire alcun legame con le comunità che tiranneggiano, potendo, in tal modo, tiranneggiarle, di più e peggio, di quanto farebbe una qualsiasi organizzazione criminale. 

In luoghi come Rio das Pedras o Muzema, situate nella zona ovest della cidade maravilhosa, il potere delle milizie è esercitato su ogni ambito della vita sociale delle persone che vi abitano. Palazzi tirati su dalla sera alla mattina e venduti a peso d’oro ad una turma di disperati con il sogno di comprarsi una casa e che, spesso, finiscono per morire sotto le macerie di quel loro sogno “realizzato”. 

Ve ne sarebbe abbastanza per una riflessione di taglio sociologico, tesa a mostrare la nientificazione della vita a cui, a queste latitudini, si va incontro per il solo fatto di essere poveri. Perché essere poveri in Brasile non è una condizione economica, ma uno stigma sociale, una condizione che ti trasforma in un paria senza voce o con appena un filo. Fermiamoci qui, dunque, perché questa non è in prima battuta una storia a sfondo sociale, bensì una storia fatta di molte ramificazioni, soldi, morte, milizie e domande ancora in cerca di una risposta. 

Della fuga e morte di Adriano da Nóbrega mi ero occupato circa un anno e mezzo fa in un lungo articolo su NeXt Quotidiano, mettendo in luce i vari punti di contatto, che univano il Capitano Adriano, ex-poliziotto del BOPE (il corpo di élite della Polizia Militare di Rio de Janeiro), poi passato a comandare la milizia Escritório do Crime, e la famiglia Bolsonaro, in particolare Jair e il primo figlio di questi, Flávio, alias 01. 

Una vicenda, questa legata al nome del defunto Capitano Adriano, nella quale la sordidezza è inversamente proporzionale al grado di oscurità, come di rado succede in questo genere di storie, che uniscono politica e crimine organizzato.

Per quanto paradossale possa apparire ad un lettore poco avvezzo alle storie di malavita brasiliane, il legame, che unisce la famiglia del Presidente alle milizie di Rio de Janeiro, è così antico che il sociologo Bruno Paes Manso, in una recente intervista, ha definito i Bolsonaro i rappresentanti ideologici delle milizie di Rio de Janeiro. A suo tempo, usai l’espressione braccio politico, ma la sostanza è la stessa. 

Nei giorni scorsi il nome del da Nóbrega è tornato alla ribalta per due ragioni: la prima sono le nuove indagini disposte dalla magistratura dello Stato di Bahia, nel cui territorio il miliziano è morto l’anno passato, e la seconda riguarda l’accordo di collaborazione tra la vedova di Adriano da Nóbrega e il Ministero Pubblico di Rio de Janeiro. 

Con riferimento al primo elemento menzionato, gli inquirenti bahiani vogliono vederci chiaro sulla morte del miliziano, al fine di capire se questa sia stato l’esito di un conflitto a fuoco, come da sempre sostenuto dalle forze di polizia intervenute all’epoca, o se la morte del Capitano Adriano possa inquadrarsi in ciò che qui in Brasile viene definito con l’espressione queima de arquivo, un’esecuzione a sangue freddo al fine di evitare rivelazioni che avrebbero potuto inguaiare politici, rappresentanti delle forze di pubblica sicurezza, imprenditori e chissà chi altro, in particolare nello Stato di Rio de Janeiro e in quello di Bahia. 

Va detto che la tesi della queima de arquivo venne difesa da Julia Lotufo, vedova del da Nóbrega, fin dai primi momenti seguenti l’omicidio e lo stesso avvocato Paulo Emílio Catta Preta, difensore del miliziano, rivelò di avere ricevuto una telefonata dal suo assistito, nel corso della quale questi gli aveva detto a chiare lettere che l’obiettivo delle forze di polizia impegnate all’epoca nella sua cattura, dunque, principalmente quelle di Bahia e di Rio de Janeiro, non era catturarlo vivo, bensì giustiziarlo

Sulla deposizione della Lotufo agli organi di giustizia di Rio de Janeiro, in realtà, non è trapelato molto, ciononostante, già da tempo, colei che per dieci anni è stata compagna del Capitano Adriano accusa l’ex-Governatore carioca, Wilson Witzel, di avere ricevuto denaro delle milizie per finanziare la propria campagna elettorale nel 2018

Non è dato sapere, se la vedova del Capitano Adriano abbia ribadito agli inquirenti le accuse contro Witzel, quel che ci auguriamo è che ogni parola della Lotufo sia vagliata e confermata per mezzo di indagini, principalmente in considerazione del fatto che un tale accordo di collaborazione potrebbe comportare per la donna un sensibile sconto di pena. 

In altri termini, Julia Lotufo ha tutto l’interesse a dire ciò che sa, ma, a seconda delle circostanze offerte, anche quello che non sa. Appare complicato, infatti, poter credere che un soggetto dello spessore criminale del da Nóbrega raccontasse alla moglie i dettagli legati ai propri traffici dentro e fuori lo Stato di Rio de Janeiro. 

Più probabile che gli inquirenti si servano delle parole della Lotufo come una sorta di ausilio alle proprie indagini, soprattutto per quel che concerne l’ultimo anno di vita del miliziano, nel quale questi, già in fuga, comunicava soltanto con la moglie mediante uno speciale apparecchio telefonico. Pertanto, chi avesse voluto comunicare col da Nóbrega doveva passare obbligatoriamente per la Lotufo. 

La morte del miliziano Adriano da Nóbrega tormenta il sonno di Jair Bolsonaro e dei figli da sempre, traducendosi in interessate accuse mosse, fin dal primo momento, alle forze di polizia bahiane e carioca, aventi di mira il passaggio delle indagini dalla sfera statale a quella federale, avendo in tal modo buon gioco a controllarne l’andamento attraverso la Polizia Federale. 

All’epoca dei fatti, fu Edoardo Bolsonaro, lo 03, a richiedere che le indagini fossero federalizzate, mentre recentemente è stato quel singolare personaggio di Frederick Wassef – amico del già citato avvocato del Capitano Adriano, Paulo Emílio Catta Preta – e legale di Flávio Bolsonaro, lo 01, a tornare alla carica, affinché le indagini sulla morte del da Nóbrega passino dalla polizia dello Stato di Bahia a quella Federale. 

Perché tanta preoccupazione manifestata dai Bolsonaro con riferimento a queste indagini? La risposta non è difficile da trovare, essendo già emerso dalle indagini condotte dal Ministero Pubblico di Rio de Janeiro che parte del denaro, più di quattrocentomila reais, che alimentava la cosiddetta rachadinha (la pratica di restituzione di parte del salario da parte dei funzionari di un gabinetto politico presso l’Assemblea Legislativa di Rio de Janeiro) che coinvolge Flávio Bolsonaro, per il tramite del suo tuttofare Fabrício Queiroz, provenivano da uno dei conti correnti di Adriano da Nóbrega.

Soldi, dunque, direttamente riconducibili alla milizia da quest’ultimo comandata, lo Escritório do Crime, una sorta di agenzia multiservizi del crimine, le cui attività andavano dall’estorsione, di lavoratori e abitanti delle favelas da loro controllate, fino al redditizio mercato degli omicidi su commissione. 

Flávio Bolsonaro ha sempre negato ogni addebito, ciononostante i Bolsonaro, fin dall’inizio di questa intricata storia, hanno sempre agito con l’intento di impedire ogni possibile avanzamento delle indagini legate alla figura di Adriano da Nóbrega, compresa la rimozione, da parte del Presidente, del funzionario a capo della Polizia Federale di Rio de Janeiro. 

La pista degli omicidi su commissione, in passato, aveva permesso agli inquirenti di riconnettere l’omicidio della deputata statale Marielle Franco e del suo autista Anderson Gomes a due killer dello Escritório do Crime del da Nóbrega: Ronnie Lessa e Élcio Queiroz. Il primo vicino di casa di Bolsonaro a Rio de Janeiro, mentre il secondo presente in diverse foto a lato del Presidente. 

Sebbene appaia difficile, ad oggi, riconnettere direttamente il nome del clan Bolsonaro all’omicidio di Marielle Franco, ciononostante appare plausibile pensare che uno o più membri del suddetto clan siano almeno collocabili su questo scacchiere di morte come persone informate sui fatti

La reiterata richiesta di federalizzare le indagini sulla morte di Adriano da Nóbrega potrebbero riconnettersi, in primo luogo, alla necessità del clan Bolsonaro di non vedere approfondito il filone riguardante il patrimonio milionario del Capitano Adriano al fine di non portare a galla il possibile coinvolgimento di Jair e figli, soprattutto Flávio, negli schemi di riciclaggio di denaro e investimenti illeciti condotti nell’arco di più di un decennio da parte della milizia Escritório do Crime. In secondo luogo, una tale richiesta sembrerebbe mossa anche dalla volontà di separare il nome del clan dall’ambiente entro il quale l’omicidio di Marielle Franco è maturato

Con riferimento a questo crimine, di pochi giorni fa è la notizia che la task-force del Ministero Pubblico di Rio de Janeiro e il Commissariato che si occupa degli omicidi nella capitale fluminense, la Delegacia de Homicídios da Capital, hanno concluso le indagini riguardanti il legame dell’ex-deputato statale Cristiano Girão, a capo della milizia di Gardênia Azul, comunità situata nella parte occidentale di Rio de Janeiro, con uno dei due sicari di Marielle Franco e del suo autista Anderson Gomes, l’ex-poliziotto militare Ronnie Lessa

Le due procuratrici del Ministero Pubblico, Simone Sibílio e Letícia Emile, coadiuvate dal poliziotto della sezione omicidi Moysés Santana, che in passato già arrestò Girão, ritengono che il modus operandi usato per uccidere la deputata del PSOL fosse già stato messo in pratica da Lessa, su ordine di Girão, il 14 giugno del 2014 per eliminare l’ex-poliziotto André Zoio nel quadro di una disputa tra quest’ultimo e Girão per il controllo della favela Gardênia Azul. Anche in quel caso, la macchina, su cui viaggiavano l’ex-poliziotto e la compagna, fu bloccata e crivellata di proiettili sparati da un altro mezzo, che procedeva in direzione opposta. I due morirono all’istante. 

Al momento, non è dato sapere se, al di là del medesimo modus operandi, gli inquirenti abbiano in mano anche altri elementi per portare Girão sul banco degli imputati come mandante del duplice omicidio della deputata e del suo autista. Quale che sia la verità con riferimento a questo crimine, una nuova difformità, per così dire, si aggiunge a quelle già esistenti, ingarbugliando un quadro di già difficile decifrazione. 

Le procuratrici, che si occupavano del caso, come pure il funzionario della Omicidi, nonostante l’importante collegamento scoperto tra Girão e Lessa, nel corso della passata settimana hanno rassegnato le dimissioni dalle indagini, motivando un tale gesto con non meglio precisate “interferenze esterne” esercitate dalla Polizia Civile di Rio de Janeiro sul Ministero Pubblico. 

Misteri che si aggiungono a misteri, dunque, proprio nel momento in cui le investigazioni sulla morte di Marielle Franco sembravano prendere una direzione più definita. Girão, scontata la condanna nel 2017, attualmente vive a San Paolo, ma, come emerso dalle indagini, avrebbe messo un suo uomo alla guida della Gardênia Azul, continuando, in tal modo, a ricevere il denaro delle estorsioni perpetrate a danno di commercianti e abitanti della comunità. 

In altri termini, le milizie, sempre nella persona dell’ex-deputato, sembrerebbero ancora imporre la loro legge all’interno della Gardênia Azul, mentre la Polizia Civile carioca, stando a quanto dichiarato dalle due ex-procuratrici del caso Marielle, avrebbe fatto “pressioni” sul Ministero Pubblico. Perché?

Sarà una mera coincidenza, eppure, nel mese di maggio di questo anno, fu il reparto della CORE della Polizia Civile a fare irruzione nella comunità del Jacarezinho, zona nord di Rio de Janeiro, ammazzando ventotto persone, senza che ad oggi siano chiare le ragioni alla base di una simile azione di guerra. Sin da subito dopo il massacro, prese corpo l’ipotesi che una simile operazione fosse motivata dalla volontà di “ripulire” il Jacarezinho dalla presenza del Comando Vermelho al fine di permettere la successiva installazione delle milizie

E sarà, di nuovo, una coincidenza il fatto che – nel momento in cui le indagini sul duplice omicidio di Marielle Franco e di Anderson Gomes arrivano a riconnettere il possibile mandante, Cristiano Girão, con l’esecutore, Ronnie Lessa – comincino le “interferenze” della Polizia Civile sul Ministero Pubblico, tali da condurre alle dimissioni dei tre principali responsabili di questi progressi nelle indagini

Volendo essere ancora più espliciti: perché ogni volta che il discorso cade sulla Polizia Civile di Rio de Janeiro spuntano le milizie e, viceversa, perché ogni indagine riguardante le milizie finisce sempre per gettare ombre inquietanti sull’operato della Polizia Civile