Come sanno e scrivono coloro che studiano i fenomeni criminali brasiliani, questa è la terra delle cosiddette “fazioni (facções)”. All’interno di un Paese di dimensioni continentali, nel corso del tempo sono venute a crearsi alcune organizzazioni predominanti e interstatuali, quali il Primeiro Comando da Capital, il Comando Vermelho e la Família do Norte, affiancate da altre di carattere maggiormente o esclusivamente locale, come, per esempio, il Sindicato do Crime nello Stato nordestino del Rio Grande do Norte, i Guardiões do Estado (GDE) nel Ceará o, ancora, la facção Bonde do Maluco (BDM) nello Stato di Bahia. 

In alcuni casi queste fazioni, che siamo venuti definendo come locali, sono alleate alle tre grandi facções citate in precedenza, soprattutto le prime due, tuttavia, vi sono anche organizzazioni criminali, quali i GDE, che, nonostante il radicamento locale, riescono a mantenersi autonome nei confronti del Primeiro Comando da Capital, di cui costituiscono una dissidenza, e del Comando Vermelho. Il legame col territorio nella notizia, che sta alla base di questo articolo, costituisce una sorta di filo rosso da seguire al fine di comprendere le reali dinamiche sociali agenti in questo momento in Brasile. 

Quasi in contemporanea, tra il 26 e il 28 ottobre, varie testate giornalistiche hanno riportato la notizia che differenti facções criminali avevano minacciato, attraverso le reti sociali, che, qualora il prezzo dei carburanti al cliente non fosse sceso rapidamente, avrebbero attaccato le stazioni di servizio e i mezzi di trasporto che riforniscono le varie pompe di benzina all’interno dei vari Stati brasiliani. Il primo a farsi vivo, tramite un messaggio social pubblicato nella notte del 26 ottobre, era stato il Comando Vermelho di Manaus, il quale dava una settimana di tempo ai proprietari delle stazioni di servizio della capitale dello Stato amazzonico per abbassare i prezzi sotto la minaccia di mettere a ferro e fuoco i distributori di benzina. 

Il messaggio della fazione criminale, originaria di Rio de Janeiro ma che dal 2020 occupa stabilmente un posto di primo piano nella geografia criminale del nord del Brasile, manifestava la propria solidarietà ai “fratelli che sono stati pregiudicati” dai recenti aumenti di carburanti e biocarburanti. Il “comunicato” del Comando Vermelho, secondo quanto riportato dal giornale online Metropolis, sulla Columna del reporter Guilherme Amado a firma della giornalista Bruna Lima, faceva esplicito riferimento ad un presunto cartello che i proprietari delle stazioni di servizio di Manaus avrebbero messo in pratica col dichiarato proposito di far lievitare i prezzi della benzina. La facção carioca terminava il proprio comunicato, minacciando di “mettere il treno in mezzo alla strada” (“vamos botar o trem na rua”), immagine icastica per dire che, scaduto l’ultimatum, alle parole seguiranno i fatti…o, per meglio dire, il fuoco appiccato a pompe di benzina e mezzi di trasporto che le riforniscono. A suon di aumenti, il costo della benzina a Manaus è lievitato fino a R$ 6,59, mentre in alcuni comuni del circondario ha già sfondato il tetto dei R$ 7,00

L’ “avviso” del Comando Vermelho, al pari di quelli emessi da altre fazioni criminali negli ultimi giorni, sebbene travestito da impegno sociale al fianco degli strati più umili della popolazione, è in prima battuta il frutto di un ben ponderato calcolo di natura economica. L’aumento del costo della benzina, infatti, obbligherà le facções ad aumentare il costo delle varie sostanze stupefacenti nel mercato varejista (al dettaglio), conseguenza degli altrettanto obbligatori aumenti che si registreranno nello atacado (mercato all’ingrosso). Un aumento dei costi a cascata entro un quadro economico particolarmente fosco per il Brasile, alle prese con una crisi istituzionale ed economica che provoca incertezza sui mercati finanziari e una inflazione in costante aumento. Contraccolpi, i quali incidono anche sui pur sempre lauti guadagni dell’economia criminale, dove il traffico di stupefacenti, tanto al livello delle bocas de fumo (luoghi di spaccio) del varejo come a quello dell’atacado, rappresenta ancora oggi il core business delle varie organizzazioni sparse sul territorio brasiliano.  

Negli stessi giorni e mossi dal medesimo intento espresso dal Comando Vermelho, stavolta nello Stato del Rio Grande do Norte, integranti del Sindicato do Crime si sono manifestati sulle reti sociali, minacciando i proprietari delle pompe di benzina di Natal e dando loro un periodo di 36 ore per abbassare il prezzo dei carburanti. Anche in questo caso, alle minacce seguiranno i fatti: l’incendio di 20 stazioni di servizio. “Abbiamo un nostro fratello ad ogni angolo di strada e staremo al lato del popolo. Il cittadino lavoratore avrà il nostro appoggio incondizionato. Un abbraccio forte, sincero e leale a tutti i buoni cittadini dello Stato del Rio Grande do Norte (sic)”, recitava il comunicato. 

In questo caso, la Segreteria di Pubblica Sicurezza e Difesa Sociale dello Stato nordestino ha dichiarato di monitorare queste minacce, cercando di stabilire la veracità o meno delle stesse. Sebbene si tratti di organizzazioni il più delle volte in guerra fra loro, ciononostante, la sequenza cronologica con la quale tali “avvisi” sono apparsi sulle varie reti sociali, legate alle diverse facções, fa pensare ad una azione, almeno in parte, coordinata, dove sotto la veste di una versione pervertita di una sorta di civismo tupiniquim si cela, come detto, un ben ponderato calcolo economico. Aumento del costo dei carburanti e una sempre più invadente crisi economica rischiano di trasformarsi nella classica tempesta perfetta anche per le casse dell’economia illecita. 

Spostandoci dal Rio Grande do Norte al Ceará, altro Stato nordestino, troviamo la pubblicazione, anch’essa risalente al giorno 27 di ottobre, di un “comunicato” emesso dalla facção Guardiões do Estado (GDE), che dava un ultimatum di 72 ore ai distributori e alle stazioni di servizio per abbassare il prezzo della benzina, altrimenti, continuava il “messaggio”, saranno messi a ferro e fuoco 20 stabilimenti all’interno della città di Fortaleza. Come nel caso delle minacce del Sindicato do Crime, anche nel caso dei Guardiões do Estado, si menzionava il numero esatto delle pompe di benzina che potrebbero essere esplose. Elemento, questo, che sembra deporre a favore di un’azione coordinata tra le varie realtà criminali del nord e nordeste del Brasile. “Veniamo, tramite questo comunicato, ad informare tutta la popolazione di Fortaleza: prenderemo i dovuti provvedimenti con riferimento all’aumento, quasi quotidiano, del prezzo dei combustibili, che sta pregiudicando i cittadini della città di Fortaleza e dello Stato del Ceará. Dal momento che gli organi competenti non assumono una posizione chiara con riferimento a questo problema, saremo noi del crimine organizzato ad assumerla. Stiamo dando un ultimatum di 72 ore perché il costo dei combustibili venga abbassato all’interno dello Stato. Qualora ciò non avvenisse, faremo esplodere 20 distributori di benzina in tutto lo Stato. L’avviso è stato dato. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Un abbraccio forte, sincero e leale a tutti i buoni cittadini dello Stato del Ceará. Firmato: 745”.

I Guardiões do Estado, che in origine era il nome di un gruppo di tifosi di Fortaleza e che sono nati, come detto, da una dissidenza interna al Primeiro Comando da Capital, rappresentano una realtà criminale locale, ma proprio per questo assai radicata all’interno del Ceará. Le peculiari dinamiche di scontro instauratesi tra le varie organizzazioni nel corso di questi anni hanno contribuito a trasformare i GDE in una organizzazione criminale fortemente armata, sebbene sia assente al loro interno una struttura di tipo militare. Al contrario, uno dei motivi della scissione col PCC fu proprio una disciplina ritenuta eccessiva da parte dei futuri integranti dei Guardiões do Estado con riferimento alla facção di San Paolo. Come ben messo in luce da Rícard Wagner Rizzi nel suo blog, le dispute per il territorio tra il Primeiro Comando da Capital e i GDE rappresentano, ancora oggi, un elemento di forte instabilità nello Stato cearense. 

La studiosa Jania Aquino, nel corso di una intervista, ha evidenziato come molti integranti dei Guardiões do Estado dichiararono di essersi sentiti oppressi dalle molte regole che tanto il PCC quanto il Comando Vermelho impongono ai propri membri. La razionalità armata dei GDE, secondo Aquino, intende il crimine come espressione di libertà, come la possibilità di fare tutto ciò che è proibito dalla legge e pertanto non ha alcun senso, ai loro occhi, vivere una vita nel crimine, seguendo il tale o talaltro precetto. Il marchio di fabbrica dei Guardiões do Estado è, al contrario, la ribellione contro le norme istituite, comprese quelle della criminalità. Con riferimento alle minacce espresse dai GDE nel loro “messaggio”, queste suonano particolarmente sinistre alla luce della particolare vocazione bellica della facção, erede delle bande di strada assai diffuse a Fortaleza sin dai primi anni ’80. L’ideale della guerra permanente espresso dai Guardiões do Estado, unitamente alla frammentata situazione criminale presente nel Ceará, dove, accanto e in conflitto con i GDE, operano il PCC e il Comando Vermelho, potrebbe fare da detonatore a situazioni di ordine pubblico difficilmente controllabili dalle stesse autorità. 

Altre minacce, rivolte contro stazioni di servizio e distributori di benzina, sono giunte da Bahia. In questo caso il “salve” (comunicato) è circolato tramite gruppi di WhatsApp riconducibili alla fazione criminale nota col nome di Bonde do Maluco (BDM), la quale ha dato un ultimatum di una settimana, affinché i titolari delle varie pompe abbassino i prezzi dei carburanti, dopo i nuovi aumenti registratisi nel corso della giornata del 26 ottobre. Anche nel Bahia, come in quel di Manaus (Stato di Amazonas), il costo della benzina è già schizzato oltre quota R$ 7,00, dando un’ulteriore mazzata ai già traballanti equilibri economici di un buon numero di famiglie baiane. Il comunicato diffuso dal Bonde do Maluco recitava: “Attenzione, Famiglia BDM TD3. Anche noi del Bonde do Maluco stiamo dando un ultimatum di una settimana, affinché tutti i distributori dello Stato di Bahia abbassino il costo dei carburanti. Se non lo abbasseranno, il Bonde entrerà in scena”. 

L’acronimo TD3 sta ad indicare l’espressione ‘Tutto 3‘, ossia ‘tutto appartiene al 3’, che, in base al linguaggio delle facções brasiliane, esprime l’alleanza tra il Bonde do Maluco e il Primeiro Comando da Capital, la cui sigla in termini numerici è 1533, riferita alla posizione occupata dalle lettere P, C e C all’interno dell’alfabeto. La parola “anche” all’interno del messaggio sembrerebbe confermare l’aspetto coordinato di questa serie di “comunicati” apparsi, quasi in contemporanea, sulle reti sociali e firmati dalle differenti famiglie criminali brasiliane. L’unica differenza, rispetto ai precedenti “salve” menzionati, è che nel caso del Bonde do Maluco non si cita il tipo di ritorsione che sarà applicata, qualora il suo ordine venga disatteso e il prezzo della benzina non diminuisca. Ciononostante, non è difficile immaginare che ogni sorta di possibile “negoziazione” avverrebbe a suon di esplosioni e pallottole. 

Anche nel caso dello Stato di Bahia, gli equilibri esistenti tale varie organizzazioni criminali attive sul territorio sono piuttosto precari, la qual cosa, come già visto nel caso del Ceará, potrebbe radicalizzare ulteriormente il clima di violenza nel caso in cui dalle minacce di un messaggio si passi alle vie di fatto. Come riportato dal giornale online Correio24Horas il 19 aprile di questo anno, in quel di Bahia la geografia criminale sembra essere in ebollizione, almeno da quando il Comando Vermelho, in un’ottica anti-Primeiro Comando da Capital, ha rifornito di armi pesanti il Comando da Paz, facção baiana avversaria del Bonde do Maluco. BDM, che, da tempo, è alleato al PCC

Secondo l’ispettore di polizia Jader Ribeiro, ci troveremmo di fronte ad una vera e propria “corrida armamentista”, nella quale si sono inserite le due maggiori organizzazioni criminali brasiliane, la qual cosa sembra suggerire che i conflitti non si situerebbero più solo al livello del varejo, ma avrebbero ormai raggiunto quello, ben più articolato, dell’atacado. Uno stato di cose, che, spiega il sociologo Luiz Claudio Lourenço, Coordinatore del Laboratorio di Studi sul Crimine e la Società (LASSOS) presso l’Università Federale di Bahia, fa pensare a possibili futuri scontri armati tra fazioni assai più cruenti di quanto non siano stati sino ad oggi. “In precedenza – spiega Lourenço – c’era il PCC che si occupava in maniera egemonica del rifornimento di armi e stupefacenti. Pertanto, in teoria, sarebbe stato più semplice raggiungere un accordo tra gruppi criminali differenti”. 

Nonostante i sei mesi che separano l’articolo citato dalle sinistre minacce degli ultimi giorni, occorre constatare come, oltre alla minaccia di mettere a ferro e fuoco distributori di benzina, stazioni di servizio e mezzi pesanti, il pericolo maggiore sia rappresentato oggi dai fragili equilibri che sembrano esistere in diversi Stati brasiliani con riferimento al crimine organizzato. Appare, infatti, tutt’altro che remota la possibilità che, a partire da azioni di guerriglia metropolitana, si possa arrivare a cruente rese dei conti tra una fazione criminale e l’altra come pure a situazioni di disordine sociale, che, innescate dalla possibile esplosione delle pompe di benzina o dal fatto di “botar o trem na rua”, come recitava il “salve” del Comando Vermelho, si trasformino in terreno fertile per altri tipi di crimini, quali rapine a banche, per esempio, con tutto il corollario di pericoli portato alla vita delle persone che in quel momento possano trovarsi a circolare per le vie di una città.

Le immagini degli ostaggi della spettacolare rapina nel centro di Araçatuba il 30 agosto di questo anno, caricati su cofani e tetti dei Suv secondo un macabro copione criminale che sembra ispirato alle azioni dei Los Zetas messicani, sono ancora negli occhi di tutti. In un Paese come il Brasile, ogni volta che lo Stato e le sue articolazioni sul territorio, per un qualsiasi motivo, si sottraggono ai loro doveri nei confronti della cittadinanza, è inevitabile che entri in scena un surrogato criminale chiamato a sostituirli, ovviamente, con i propri metodi, le proprie leggi, a volte perfino con i propri tribunali.