Mentre il Brasile è diventato un cimitero a cielo aperto, viaggiando ad un ritmo ormai vicino ai 4000 morti al giorno, con una campagna di vaccinazione che procede a macchia di leopardo e a rilento, Jair Bolsonaro continua con il suo personale delirio nei confronti della pandemia, schierandosi ancora una volta contro qualsivoglia possibile misura di contenimento del virus tramite lockdown, che, detto per inciso, è ciò che decine di specialisti stanno consigliando di fare a questa tragica altezza della pandemia. Da parte sua il presidente vede la possibilità di un lockdown come del tutto disastrosa, perché darebbe un ulteriore colpo alla ormai già provata economia brasiliana. 

Il problema di questa postura di Bolsonaro risiede nel fatto di essere stato proprio lui, fin dall’inizio, a creare questa falsa alternativa tra scelta di mangiare ed eventualmente morire (lavoro) e scelta di vivere (distanziamento sociale e, dove necessario, lockdown). Dicotomia, che poggiava sulla falsa credenza – mutuata dalla ridda di negazionisti, a partire da Osmar Terra, vicini a Bolsonaro – secondo la quale il Covid-19 altro non sarebbe stato che una febbre passeggera e di poco conto, motivo per cui, come ebbe a dire meno di un anno fa l’attuale governatore dello Stato del Minas Gerais, Romeu Zema, era necessario che il virus viaggiasse un po’. Alla base di simili deliri, sintomaticamente sospesi tra imbecillità e oscurantismo, vi era la formula magica della ‘immunità di gregge’. 

In altre parole, visto che tanto moriranno solo anziani e persone già affette da patologie, tanto vale che questo coronavirus ce lo prendiamo tutti, diventiamo tutti immuni e il problema è risolto. L’essersi affidati all’immunità di gregge permette anche di comprendere la ragione per la quale, nel mese di agosto 2020 e in altre successive occasioni, il governo di Jair Bolsonaro abbia sempre rifiutato ogni offerta di acquisto di vaccini contro il Covid-19. L’attuale presidente del Brasile, malgrado l’evidente scollamento dalla realtà, che suggerirebbe più una lettura psichiatrica del soggetto che non una di tipo politico, sa bene quanto il suo negazionismo nei confronti della pandemia, unitamente al mantra sulla riapertura del commercio, possa ripagarlo in termini elettorali da qui alle elezioni presidenziali del prossimo anno. 

In questo momento, ciò che la Corte Suprema brasiliana ha compreso in maniera cristallina, l’ultima preoccupazione di Bolsonaro è la pandemia e non potrebbe essere altrimenti, considerando le mille defezioni per le quali il suo governo è passato e probabilmente passerà (il Ministro dell’Economia Paulo Guedes, da tempo ormai, sembra con le valigie in mano). Il presidente del Brasile ha un quotidiano bisogno di rassicurare la propria base elettorale, che nel corso di questa legislatura ha cambiato profondamente volto, perdendo alcuni punti di riferimento, da Sérgio Moro all’ex-Ministro della Salute Mandetta, riconducibili a quella che si potrebbe definire la vasta e in parte eterogenea ‘galassia udenista’ e mantenendo i bolsonaristi duri, puri e alienati, a cui si sono aggiunti nei mesi scorsi elementi appartenenti alla classe medio-bassa e bassa, beneficiati dagli aiuti di emergenza pari a R$ 600,00 al mese. 

Attraverso la sua retorica menzognera e dicotomica, con riferimento alla relazione tra pandemia e lockdown, Bolsonaro spera dunque di mantenere la propria base elettorale, in parte già franata, in vista del 2022. Si tratta di una scommessa arrischiata da parte del presidente, perché posta sotto il tiro incrociato di due elementi tutt’altro che secondari, i quali potrebbero far definitivamente tramontare il suo sogno di essere rieletto: l’impatto sempre più massiccio che il Covid-19, con il suo seguito di morte e di persone con danni permanenti o di lungo periodo, sta avendo sulla società brasiliana e la sensibile decurtazione degli aiuti di emergenza. 

L’insistenza contro l’irrigidimento delle misure di contenimento della pandemia ed il sempre più marcato spostamento dal negazionismo, declinato secondo vari stilemi, alla necessità che si mantenga aperto ogni commercio risultano comprensibili solo a partire da una prospettiva tesa a saldare i due poli opposti del suo elettorato: imprenditori, in particolare medi e piccoli, e lavoratori. In certo qual modo, Bolsonaro applica furbescamente una logica al contrario, per mezzo della quale l’elemento relativo alla decurtazione degli aiuti di emergenza potrebbe addirittura risolversi a suo favore, laddove il problema della crisi economica fosse posto in maniera strumentale. 

E i vaccini, qualcuno potrebbe chiedere? Il mancato acquisto dei vaccini è il lato scoperto di questo ragionamento idealbolsonarista. Parimenti, anche sotto questo rispetto, la spiegazione non è difficile da trovare. Il rifiuto dei vari vaccini si inserisce in un quadro di analisi, dove predominante – pur in assenza di qualsiasi evidenza scientifica – era il tema della summenzionata immunità di gregge, del “virus che deve viaggiare un po’ ” di Zema o del “tutti un giorno moriremo” di Bolsonaro. A onor del vero, pure all’epoca il presidente brasiliano si opponeva in maniera netta ad ogni ipotesi di lockdown, ma questo discorso non occupava il centro della sua narrazione, costituendosi, piuttosto, come elemento a supporto dell’immunità di gregge. 

E adesso? Al presente a Bolsonaro non resta che continuare a esorcizzare il suo ruolo di angelo della morte, al fine di sublimare il genocidio in atto in Brasile, di cui egli è di gran lunga il principale responsabile, sfogliando la margherita del proprio populismo, vendendosi come il difensore del diritto al lavoro contro l’ “autoritarismo” di governatori, prefetti e ovviamente della Corte Suprema. In termini politici, lo si potrebbe definire un ‘plebeismo borghese’, un ossimoro mediante il quale il presidente brasiliano spera di riconfermarsi al Palácio do Planalto il prossimo anno. 

A riprova di come la narrazione politica bolsonarista sia cambiata, mettendo la sordina all’immunità di gregge a vantaggio delle riaperture incondizionate al commercio, vi sono le dichiarazioni di Bolsonaro rilasciate nella giornata di ieri: “Voi sapete che stiamo combattendo il virus con le vaccinazioni e appoggiamo le misure protettive, ma c’è un limite a tutto”. Il fronte della menzognera realtà parallela bolsonarista si è dunque capovolto sino al punto di approvare le vaccinazioni e appoggiare le misure protettive, sebbene sempre entro una ottica avente di mira una impossibile, a questa altezza della pandemia, conciliazione tra economia e diritto alla salute. 

Come ricordato in un tweet del giornalista Ricardo Noblat, “Bolsonaro “dimentica” ogni volta di dire che dei 18,4 milioni di dosi applicate fino al 29 marzo di marzo, 14,7 milioni sono Coronavac”. Ossia, “senza gli sforzi dell’Istituto Butantan, in Brasile”, che è già un cimitero a cielo aperto, dopo più di un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19, “non ci sarebbero vaccini”. “La guerra – ha continuato Bolsonaro – per quel che mi riguarda, non è politica, è una guerra che ha a che vedere con il futuro della nazione”. Ammettendo che quella contro il virus sia una guerra, Bolsonaro, sin dall’inizio, ha scelto di stare dalla parte del nemico, allo stesso modo, il futuro della nazione è stato lui ad averlo deciso, trasformando un’emergenza sanitaria di proporzioni mondiali in una questione meramente politica, rifiutando il vaccino e riempiendo i cimiteri.

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