Non sono tempi semplici per Edir Macedo e la sua Igreja Universal do Reino de Deus (Chiesa Universale del Regno di Dio – IURD) al centro di un gigantesco scandalo di riciclaggio di denaro, oltre ad altre accuse, in Angola e alle prese, in Brasile, con la vicenda giudiziaria di suo nipote, l’ex-sindaco di Rio de Janeiro Marcelo Crivella, indicato da Bolsonaro come possibile ambasciatore in Sudafrica, verosimilmente su indicazione dello stesso Macedo nel tentativo di mettere fine alla profonda crisi, che la Universal sta vivendo in vari Paesi del continente africano. Progetto, tuttavia, non semplice da realizzare a seguito del ritiro, da parte della Polizia Federale brasiliana, del passaporto di Crivella.

Una storia paradossale, che, una volta di più, rivela il lato dilettantesco del governo Bolsonaro, come, parimenti, lo stretto legame che unisce Edir Macedo e il Presidente della Repubblica. Uno dei grandi nodi problematici della democrazia brasiliana è questo perverso legame tra manipolatori dell’opinione pubblica, come sono oggi le Chiese evangeliche, in particolare quelle neopentecostali, ed una politica, la quale, tranne poche isole felici, vive in Brasile un lungo periodo di discredito.

Di qui, la presa che soggetti come Macedo e la sua Chiesa Universale hanno su quelle ampie fette della popolazione poco scolarizzate, non scolarizzate o vittime di quello che oggi si chiama ‘analfabetismo di ritorno’, fungendo, di fatto, da influencer religiosi e da cinghia di trasmissione tra gli elettori e il mondo politico. Per questo, chiunque conosca, pur minimamente, la geografia elettorale brasiliana è consapevole del fatto che nessun candidato può eleggersi senza l’appoggio della vasta e variegata galassia evangelica, più ancora, forse, senza l’appoggio di alcune chiese neopentecostali, le quali, come è il caso della IURD, contano un esercito di fedeli che segue ciecamente ogni orientamento impartito dal proprio pastore.

Si tratta di una vera distribuzione di oppio sotto forma di confusi o volutamente travisati precetti religiosi, che ha come convitato di pietra una pressoché assente formazione scolastica pubblica, che, pur a macchia di leopardo, interessa tutti gli Stati brasiliani e che richiederebbe una riforma radicale tesa ad invertire i rapporti di forza, capovolti all’epoca della dittatura militare, tra scuola pubblica e le sempre più care e classiste scuole private.

Le ombre, su Edir Macedo e la sua Chiesa, vengono da molto lontano, sempre toccando questioni di carattere finanziario, dalle accuse dei primi anni ’90 di avere ricevuto una montagna di soldi da narcotrafficanti colombiani per avviare il proprio business, fino alle più recenti e assai più comprovabili accuse mosse dagli organi di giustizia angolani, che si è tradotta nella espulsione dal Paese dei pastori brasiliani direttamente legati al fondatore della Universal.

Il 17 novembre del 1995 la Folha di San Paolo pubblicò l’intervista ad uno dei più stretti collaboratori di Macedo, Carlos Magno de Miranda, il quale dichiarò che il leader della Chiesa Universale del Regno di Dio avrebbe lavato denaro del narcotraffico per comprare la sua TV Record nel 1990. Nello specifico, Miranda, le cui accuse risalgono al dicembre del 1990, dichiarò di essersi recato in Colombia, ufficialmente per sbrigare alcune faccende, che avrebbero permesso alla Universal di entrare nel Paese, meno ufficialmente per ricevere dollari di provenienza illecita.

L’ex-collaboratore aggiungeva di non avere presenziato alla transazione tra la comitiva e il narcotrafficante, a causa di un malessere, ma che aveva saputo dal pastore Gonçalves che un trafficante colombiano era apparso, mesi prima, a San Paolo, proponendo di lavare un milione di dollari attraverso l’acquisto della TV Record e che in seguito Macedo e gli altri pastori avrebbero restituito al misterioso soggetto, presumibilmente legato al Cartello di Medellin o a quello di Cali, all’epoca i due cartelli di maggior peso criminale in Colombia, la somma prestata.

In altre parole, concludeva Miranda, ciò che avvenne fu il più classico degli schemi di riciclaggio di denaro sporco. Vero o falso che sia, nel racconto di Miranda vi è un passaggio, che sembra rispecchiare la personalità del fondatore della Universal. È quando, di fronte alle resistenze dell’ex-collaboratore, questi gli avrebbe detto: “Carlos, per Dio, anche il goal di mano vale”. Una frase, che, se vera, ben si attaglierebbe alla visione di Macedo con riferimento alla religione come concreto strumento per ottenere ed esercitare potere e più in generale come progetto di potere destinato a superare i confini del Brasile. Di qui, la diffusione della Chiesa Universale in vari Paesi all’estero, soprattutto in quelli del continente africano di lingua portoghese.

Una eco di questa visione emergeva nelle parole di Miranda, davanti alla domanda della Folha de São Paulo riguardante le possibili mire politiche di Edir Macedo: “Vuole essere Presidente della Repubblica e una volta disse che un giorno avrebbe abbastanza potere per dominare politicamente il Congresso”. Un proposito, che sembra, al momento, essersi mantenuto ad un livello indiretto, svolgendo la Igreja Universal un ruolo politico nei termini di un gruppo di pressione, che, volta a volta, sceglie il proprio candidato senza alcuna preclusione di ordine ideologico, passando da Lula a Bolsonaro senza colpo ferire.

Anche al netto delle parole di Miranda, con riferimento al riciclaggio di denaro del narcotraffico, le accuse a Edir Macedo, con annessa detenzione nel 1992, e alla sua Chiesa sono molteplici e investono vari reati, tra i quali quello di lavare denaro di dubbia provenienza è solamente uno fra i tanti e sotto certi aspetti neppure il più grave. La Universal, infatti, è stata coinvolta in varie indagini giudiziarie negli ultimi anni in diversi Paesi, tra cui Belgio e Angola, mentre giornali di tutto il mondo riportano periodicamente materie sulla sua gestione, come minimo, poco trasparente (Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Zambia, tra gli altri).

Quello angolano, quindi, lungi dall’essere un unicum all’interno della più che quarantennale storia della chiesa neopentecostale brasiliana, costituisce appena l’ultimo capitolo di una vicenda assai più complessa, che corre parallela alla storia ufficiale, fatta di inchieste giudiziarie, silenziate o aggiustate, e di scandali rivelati su giornali e mezzi di comunicazione, ma che non hanno mai frenato la marcia trionfante della Universal. Almeno non in Brasile, suo quartier generale e punto di irradiazione della IURD nel mondo. Ciononostante, in Angola, in passato autentico bastione degli interessi del vescovo Macedo, le cose, come detto, da un po’ di tempo, sembrano essersi messe decisamente male.

Secondo il reportage della BBC, che riporta le dichiarazioni della Procura Generale della Repubblica e del Servizio di Indagini Criminali angolani, le prove contro i membri della Chiesa Universale del Regno di Dio sarebbero solide e riguarderebbero tre reati: riciclaggio di denaro (una sorta di marchio di fabbrica della ditta Macedo), evasione di valuta straniera e associazione a delinquere.

Gli indagati rappresentano i vertici della Universal nel Paese africano e sono: Honorilton Gonçalves da Costa, ex-leader della Chiesa in Angola, Fernando Henriques Teixeira, ex-direttore della TV Record in Africa, il vescovo António Pedro Correia da Silva, già rappresentante legale della TV Record e presidente della Universal angolana e il pastore Valdir de Sousa dos Santos. Nonostante le indagini siano ancora in corso, il portavoce della Procura Generale della Repubblica, Alvaro João, ha dichiarato che vi sono numerose prove a supporto della tesi del riciclaggio di denaro e di altri crimini connessi a questo tipo di reato.

Più nello specifico, gli inquirenti ritengono che la Chiesa di Macedo abbia cercato di nascondere l’origine illegale dei propri capitali per mezzo di operazioni commerciali e finanziarie. I fantasmi di sempre, insomma; quei fantasmi, che il padre-padrone della Chiesa Universale del Regno di Dio si porterebbe dietro almeno dai primi anni ’90, da quel famoso incontro avvenuto in Colombia e destinato a garantire a Edir Macedo i fondi sufficienti per acquisire la TV Record, dando così avvio al suo fiorente impero.

I dettagli delle indagini, come è giusto che sia, sono mantenuti sotto stretto riserbo, ciononostante non mancano membri ed ex-membri della Universal più che disposti a raccontare ciò a cui, nel corso degli anni, hanno assistito più volte. È il caso del vescovo Valente Bezerra Luís, il quale ha raccontato di come il denaro, raccolto dalla Chiesa, non transitava per alcun conto bancario, venendo “reinvestito” in maniera informale e trasformato in dollari, per prendere poi la via del Brasile o quella del Sudafrica, trasportato in non meglio specificati bagagli e auto di lusso.

La ricostruzione fatta da Bezerra Luís chiama direttamente in causa la TV Record, il cui rappresentante legale è quell’Antonio Pedro Correia da Silva, che è al contempo anche Presidente del Consiglio di Direzione della IURD. Lo schema era semplice: la Universal realizzava programmi televisivi sulla Record, la quale per tali lavori riceveva dalla Chiesa un determinato importo. Solo che questo importo era pagato da Correia da Silva a se medesimo, essendo questi rappresentante legale della emittente televisiva e a capo del Consiglio di Direzione della Universal in Angola.

In altri termini, la Chiesa, per il tramite della sua controllata TV Record, pagava se stessa dietro la motivazione di realizzare programmi televisivi. Uno schema circolare, risalendo il quale potrebbero emergere altri e più sofisticati schemi di riciclaggio di denaro, evasione di valuta e altri crimini finanziari di particolare gravità, i quali, pensano gli inquirenti, si estendono ben oltre i confini angolani, coinvolgendo, in particolare, Brasile e Sudafrica. Nonostante le indagini proseguano nel più totale riserbo, ciò che è emerso mostra che i proventi annuali raccolti dalla Universal in Angola ammontavano a circa 80 milioni di dollari, di cui la metà era inviata all’estero di forma illecita.

Da parte sua, il ramo brasiliano della Chiesa di Edir Macedo ribatte che in Angola è avvenuto un golpe condotto da ex-membri, angolani, della IURD in combutta con le autorità locali al fine di prendere il controllo della Universal nel Paese. Sia come sia, l’avvio delle indagini risale al novembre del 2019, quando, come riportato dalla Folha de São Paulo, 330 tra vescovi e pastori angolani della Chiesa (su un totale di 550) pubblicarono un manifesto nel quale accusavano i membri brasiliani della Universal di vari reati, tra cui, appunto, quelli di carattere finanziario finiti sotto la lente delle autorità di giustizia angolane.

Stando a quanto dichiarato dalla Procura Generale della Repubblica, solo una parte dei reati denunciati sono al centro delle indagini, rimandandosi a successivi accertamenti la verifica delle molte accuse di razzismo, sterilizzazione forzata ed altri reati contro la persona, di cui ormai da anni si parla all’interno dell’ambiente angolano della Universal. Al momento, il fuoco delle indagini sembra quindi concentrarsi sugli schemi di riciclaggio, che in questi anni avrebbero riempito di denaro le casse della Igreja Universal do Reino de Deus, anche al fine di appurare i canali criminali eventualmente impiegati.

Come mostrato dallo Organized Crime Index del 2019, pur non potendosi definire l’Angola una delle rotte principali per il traffico di stupefacenti, ciononostante il Paese africano rappresenta un punto strategico di sbarco della cocaina successivamente destinata ad altri mercati dell’Africa meridionale e occidentale, venendo utilizzati, a tal fine, rotte marittime e aeree. Punto di sbarco, che, risalta la relazione dello OCI, ha come conseguenza un alto consumo di cocaina a livello locale, essendo, questa, la droga più usata in Angola solamente dietro la cannabis. Anche alla luce di questo tipo di dati, gli investigatori vogliono vederci più chiaro con riferimento agli schemi di riciclaggio riconducibili alla Chiesa di Macedo.

Tra gli interrogativi, che, più o meno sottotraccia, circolano all’interno del mondo pastorale angolano, vi è quello concernente la tempistica connessa a queste indagini. I reati denunciati dalla frazione angolana della Chiesa, alcuni dei quali, come abbiamo visto, sono oggetto di indagini, non riguardano soltanto il presente, trattandosi di crimini, i quali sarebbero stati commessi in un arco di tempo ben più lungo, a partire dal 1992, anno nel quale la IURD si insediò ufficialmente in Angola.

L’elemento temporale rappresenta una variabile del tutto dirimente, perché sposta il baricentro della questione dal piano giudiziario ad uno più peculiarmente politico, di nuovo in accordo con quanto espresso dallo Organized Crime Index. Il primo dato, di cui tenere conto, è che, a partire dal 2017, alla presidenza dell’Angola si è insediato João Lourenço, che ha interrotto il lungo regno del governo di José Eduardo dos Santos, al potere dal 1979. Il secondo riguarda la struttura interna della Universal angolana, la quale nel 2019 è passata sotto la direzione di Honorilton Gonçalves, uno dei membri della Chiesa al centro delle inchieste della Procura Generale.

Entrambi questi elementi di novità sono andati ad innestarsi su una situazione già assai critica, dove le insoddisfazioni espresse da pastori e fedeli non hanno fatto che aumentare negli ultimi anni. Solo per fare un esempio, i casi di vasectomia forzata e discriminazione razziale sono al centro delle polemiche sulla Chiesa di Macedo già da anni. Quel che è cambiato, dichiara il Direttore giuridico e portavoce dell’Ordine angolano dei Pastori Evangelici, Acúrcio Estêvão, è che, mentre in passato certi fatti rimanevano circoscritti all’interno del circolo dei frequentatori della Universal, dall’arrivo di Honorilton simili questioni, trattate adesso con arroganza, hanno cominciato a travalicare i confini della Chiesa, materializzandosi in una serie di denunce e nella espulsione degli esponenti brasiliani della IURD dall’Angola.

Secondo Estêvão, Honorilton era stato inviato con il precipuo compito di disinnescare le varie fronde, che, dal ’92 al 2019, sono sorte e cresciute in seno alla frazione angolana della chiesa neopentecostale brasiliana, finendo, a causa della propria arroganza, per alimentare ulteriormente il fronte dei dissidenti, sino ad arrivare alle denunce e alle conseguenti indagini della Procura Generale.

Uno stato di cose complicato da decifrare, entro il quale, tuttavia, riesce a distinguersi la forte componente politica con riferimento tanto alla vicenda giudiziaria della Universal, quanto alla sua più generale presenza in Angola. Componente politica non nei termini della possibile non fondatezza delle indagini, riguardo alle quali ritengo sia giusto nutrire una certa fiducia, quanto, piuttosto, con riferimento alle possibili cause, che possono averle rese possibili, prima fra tutte il cambio alla presidenza del Paese.

Pur da lontano e con indagini ancora in corso, appare plausibile supporre che la lunga permanenza al potere di José Eduardo dos Santos, si fosse tradotta in un consolidato sistema di relazioni clientelari sussistenti tra la Chiesa di Edir Macedo e i centri di potere governativi angolani, aventi come finalità quella di garantire la massima protezione agli schemi di riciclaggio di denaro e ad ogni altro reato riconducibili alla IURD come pure, più nello specifico, a suoi rappresentanti.

Una lettura supportata da un altro dato, sempre riferito all’Angola, presente nel già citato Organized Crime Index del 2019, nella parte in cui si esprime come, nonostante l’attiva cooperazione offerta, a livello internazionale, dal Paese dal punto di vista della lotta contro il crimine organizzato ed una struttura giuridica interna relativamente solida, “il sistema giudiziario angolano risulta essere altamente soggetto all’influenza politica”.

Influenza politica, che avrebbe schermato ogni possibile iniziativa della magistratura angolana nei confronti della chiesa neopentecostale brasiliana, mantenendo in tal modo funzionante la lavanderia Universal. Un rodato sistema di malaffare, che dal Paese africano si irradiava, stando alle indagini, almeno verso il Brasile e il Sudafrica, non a caso possibile destinazione del nipote di Macedo, l’ex-sindaco di Rio de Janeiro, Marcelo Crivella.

Resta da capire in cambio di cosa l’ex-Presidente angolano avrebbe offerto la sua protezione alla Chiesa Universale. L’ipotesi più ovvia – considerando la massa di voti (altrimenti conosciuti come fedeli) che tali chiese gestiscono – è che la manipolazione delle coscienze portata avanti dalla Igreja Universal do Reino de Deus fosse funzionale, non soltanto al progetto di potere del suo fondatore, ma, nell’immediato, a quello dello stesso dos Santos in carica dal 1979. Le crepe interne alla Chiesa, aggravate dal fallimentare cambio nella sua direzione, sembrano avere interrotto, forse per sempre, le floride attività della lavanderia di Edir Macedo in Angola.

Come disse una volta Mino Carta, firma storica del giornalismo brasiliano; “Anche le pietre sanno che niente è più efficiente per riciclare denaro proveniente da corruzione e traffico di droga che legarsi ad una chiesa evangelica ben “oliata”, protetta da immunità fiscale e non soggetta ad alcun tipo di controllo da parte delle autorità”.