Nel frammentato mondo del narcotraffico brasiliano le cose da un po’ di tempo sembrano essere in ebollizione tanto per quanto riguarda la geografia criminale paulista, facente riferimento in massima parte al PCC (Primeiro Comando da Capital), così come per quel che concerne quella carioca, legata alla città e allo Stato di Rio de Janeiro, dove si registrano i movimenti più consistenti. Nel caso del PCC appare ormai acclarato come il centro delle operazioni, accanto alla città di São Paulo, stia rapidamente divenendo la frontiera col Paraguay, Paese nel quale vivono in pianta stabile, spesso in mansioni di lusso in quel caos di traffici più o meno leciti che è Cidade do Leste, molti dei suoi esponenti più rilevanti. L’interesse di giornalisti di inchiesta e ricercatori nei confronti del PCC è motivato in massima parte dalla sua struttura altamente mobile e a geometria variabile, più simile ad un franchising del crimine che non al classico cartello della droga di colombiana, prima ancora che messicana, memoria. 

Non a caso, nel gergo degli irmãos (fratelli), come si chiamano i membri del Primeiro Comando da Capital, vi sono i battezzati (batizados), i quali, però, sono il più delle volte soggetti, che operano in pressoché totale autonomia, pur rispettando le regole dell’organizzazione, ma accanto a loro vi sono circa altri due milioni di uomini, donne e ragazzi che “corrono con il comando”, immagine, questa, che ricorda da vicino quella di rette parallele che vanno in una medesima direzione, ciononostante senza incontrarsi mai. Come messo in luce da Gabriel Feltran nel suo Irmãos: uma história do PCC, questa struttura quasi acefala del PCC, composta di tante monadi autonome, che solo si incontrano ove strettamente necessario, ma che parimenti rispondono ad un medesimo codice etico e di condotta, ha creato da sempre enormi problemi agli investigatori. 

La struttura di franchising – cui si aggiunge l’elemento della segretezza, quanto permette a Feltran di istituire un efficace parallelo con la massoneria – si traduce in una sorta di moltiplicatore di centri, ognuno dei quali, rigidamente compartimentato, spesse volte ignora totalmente gli altri e le dinamiche ad essi connessi. Come si può vedere, siamo ben lontani dai tempi dei grandi cartelli colombiani degli anni ’80 e primi anni ’90, dove dominava una struttura criminale di tipo centralizzato e dunque interamente verticale. La forza del PCC sembra consistere proprio nella sua opzione di essere una forza “discretamente” anti-Stato a carattere diffuso e parzialmente orizzontale. Fu questa un’intuizione di Marcola, il quale all’inizio degli anni 2000 decise, in opposizione ad altri capi del Primeiro Comando da Capital, quali Cesinha e Geleião, che era giunto il momento di abbandonare ogni opzione di carattere stragista, tornando ad inabissarsi e pensando ad espandersi sotto il profilo dell’influenza criminale e a livello affaristico. 

La scelta di Marcola verteva proprio sul valore esperienziale, potremmo dire, fatto proprio dal PCC con riferimento alla storia criminale latino-americana degli ultimi decenni, in particolare a quella colombiana e alla parabola del suo massimo esponente, quel Pablo Escobar, che, nel dichiarare guerra allo Stato, sanzionò la sconfitta definitiva di ciò che era solito definire “la mia corporazione”, vale a dire il Cartello di Medellin. Di contro alla situazione, entro una certa misura, organica allo Stato di São Paulo – mediante la diffusione del Primeiro Comando da Capital, principalmente a scapito del Comando Vermelho – la situazione si mostra assai più frastagliata in quel di Rio de Janeiro. Gil Alessi, in un recente articolo dal titolo emblematico A ascensão do ‘narcopentecostalismo’ no Rio de Janeiro, ha descritto in maniera assai puntuale le dinamiche interne al congiunto di favelas conosciuto come Complexo de Israel.

All’interno di questo sterminato territorio chi comanda è il Terceiro Comando Puro, facção criminale formatasi da una scissione all’interno del Terceiro Comando. Il TCP, nonostante le ben più ridotte dimensioni che lo contraddistinguono rispetto al PCC, sembra mostrare innovazioni sotto il profilo della sua articolazione criminale, tali da farne un case study del tutto interessante. Qui, come in precedenza con riferimento al PCC, la struttura secondo la quale il potere dell’organizzazione si riversa sui cittadini, che abitano le zone da loro controllate, ha un carattere del tutto dirimente. Nel caso del PCC, si tratta di far valere una struttura orizzontale, all’interno della quale colui che sta in basso conta quanto colui che sta in alto (“O que está embaixo é como o que está no alto”), e dove non necessariamente si è battezzati, essendo possibile “correre insieme”, per fare parte dell’organizzazione. 

Nel caso del Terceiro Comando Puro la connessione etica, al fine di creare un vincolo con coloro che subiscono il potere dell’organizzazione o che svolgono funzioni, da ultimo, marginali, passa per il legame con la religione, secondo le varie e spesso inconciliabili declinazioni evangeliche attualmente presenti in Brasile. È questo il caso di Arão, al secolo Álvaro Malaquias Santa Rosa, narcotrafficante alla testa del Complexo de Israel, il quale, stando a indagini condotte dalla polizia civile di Rio de Janeiro, sarebbe stato recentemente ordinato pastore. O quello riguardante un altro narcotrafficante della zona, il cui alias è Peixão. Secondo un articolo del giornale O Globo, durante un’operazione di polizia, nel bunker di Peixão furono trovati giubbotti antiproiettili, munizioni e un esemplare della Torah. 

Il legame delle confessioni neopentecostali con la religione ebraica è molto diffuso in Brasile, rimandando, come ricorda Gil Alessi nel suo articolo, alla creazione di Israele intesa e da intendersi come un segnale del ritorno di Gesù Cristo ed una conferma delle promesse bibliche dell’Antico Testamento. Malgrado i riferimenti biblici di Peixão e del suo Esercito di Dio Vivo, come pure i ricorrenti riferimenti del PCC al concetto di giustizia e al fatto che la facção altro non fa se non ciò che è giusto (fazer o certo), vi è, da ultimo, che la possibilità di rimanere vivi in certe realtà del Brasile è direttamente proporzionale al grado di accettazione della Weltanschauung propria della “corporazione” che in quelle realtà dettano legge. Si tratta, in ultima istanza, di un funzionalismo criminale, al fine di esercitare un controllo capillare sui territori, cercando di mascherare il peso delle vessazioni esercitate sui pària che vi abitano, mostrandosi in una certa misura accoglienti, come mostrato, con riferimento al PCC, nel libro di Gabriel Feltran precedentemente citato. 

In assenza dello Stato, o con i suoi rappresentanti più simili a sicari che non a difensori degli anelli deboli della società, gli “aiuti”, sotto varie forme illecite, alla popolazione, vengono dalla facção che governa quei territori, essendo, al tempo stesso, simili aiuti, rinnovate forme vessatorie. Ogni pària, per il tramite di una presunta etica di tipo civile o per quello di un neopentacostalismo imbevuto di riferimenti alla Torah (già definito ‘narcopentacostalismo’), sarà chiamato a svolgere la sua funzione, pressoché quotidiana, come ingranaggio di un meccanismo assai più grande, che lui raramente conosce, ma che sempre lo sovrasta e il più delle volte finisce per schiacciarlo.